Kheir

Il progetto secondo classificato di Fresh Edit 2026, l’open call curatoriale di ArtGraduates

Spirale di linee di luce che sale verso un lucernario circolare nella sala delle donne di Masjid Bab Al Salam, a Mascate, in Oman
Sala delle donne, Masjid Bab Al Salam, Mascate, Oman. Architetti: Altqadum. Foto: Shima Rahimi, 2025

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Con la nascita di ogni essere umano, all’esistenza si aggiunge una nuova Linea di universo, un cammino che procede verso una meta determinata e la cui fine resta velata a chi lo percorre. Ogni volta che questa persona si trova a un bivio, nascono linee di universo parallele. Decidere significa scegliere una di queste linee di universo, quella lungo la quale la vita continuerà. E sono le nostre scelte a portarci da una linea di universo all’altra. Ma quale scelta, quale linea di universo è quella buona? Non lo sappiamo.

A volte la nostra linea di universo incontra una Perturbazione, e questa perturbazione ci spinge, contro la nostra volontà, in un’altra linea di universo. Non è una nostra scelta, non è una nostra decisione, non è qualcosa che accogliamo volentieri. Non sappiamo da dove sia venuta, perché sia venuta né che cosa accadrà nella nuova linea di universo che ci ha imposto.

Arriva e ci porta altrove, fuori dal nostro controllo: la perdita di una persona cara, un affare andato in fumo, la fine di una relazione, una chiave smarrita, un’auto che non parte e tutto ciò che chiamiamo Sventura.

Questa perturbazione è una benedizione; è Kheir (in arabo e in persiano: il bene).

«…Forse avete in avversione qualcosa che invece è Kheir per voi; e forse amate qualcosa che invece è un male per voi.»

In questa mostra abbiamo cercato di mettere in scena quest’idea in tre atti: prima un passaggio su una scala che va oltre l’umano, attraverso il quale si giunge a una comprensione intuitiva; poi una discesa nella prospettiva umana e nella realtà sentita dell’esperienza vissuta; infine il meccanismo nascosto che agisce dietro il sipario dell’esistenza, reso visibile da dipinti e installazioni.

Atto I: Svelato

La mostra si apre con una selezione di opere di Tomáš Sejkora, un artista che condensa con eleganza l’idea attraverso la geometria e il colore: la scelta, gli incroci, la meta e le dimensioni nascoste dell’esistenza che stanno alla loro base. In Pneuma rappresenta la coesistenza di infiniti mondi in un’unica cornice temporale simultanea, mentre ogni essere umano guarda soltanto la linea di universo che abita in quel momento, senza nemmeno sospettare che le altre esistano.

Hanno scelto la linea di universo giusta per raggiungere una meta ideale o desiderata? Che cosa accadrebbe se ne scegliessero un’altra? Ogni scelta è un ingresso in un’altra linea di universo. In Trascendenza del paesaggio uno strato che raffigura l’attuale sentiero verde si stende su una sequenza di galassie e simboleggia la somma delle linee di universo vissute, il percorso che l’anima umana ha compiuto finora, di fronte ai sentieri che ancora le si aprono davanti.

Pneuma, olio su tela, 80 × 80 cm, 2021, Tomáš Sejkora
Pneuma, olio su tela, 80 × 80 cm, 2021
Trascendenza del paesaggio, olio su tela, 80 × 60 cm, 2023, Tomáš Sejkora
Trascendenza del paesaggio, olio su tela, 80 × 60 cm, 2023

In Viaggio cornici ovali sovrapposte somigliano a finestre temporali che mettono a nudo la struttura stratificata della realtà, come se percorrere questa strada significasse attraversare diversi piani dell’esistenza. L’intreccio di blu profondi e di una notte color lapislazzuli suscita una sensazione di levitazione. Una strada gialla che termina in una meta viola sconosciuta lascia una traccia davanti ai nostri occhi e ci avvicina al nostro sguardo umano.

Viaggio, olio su tela, 30 × 20 cm, 2024, Tomáš Sejkora
Viaggio, olio su tela, 30 × 20 cm, 2024

Atto II: La rappresentazione

Seguendo la traccia lasciata dall’opera precedente, entriamo nella sala successiva. A poco a poco lo sfondo dell’ultimo dipinto si dissolve e cala un sipario, mentre gli spettatori ritornano nel proprio corpo umano. Lo spettatore entra in uno spazio spogliato di dettagli, colore e complessità: LA FORMA È VUOTO, IL VUOTO È FORMA di Tomáš Polcar. Aperture scure in una parete bianca continua invitano la mente dello spettatore a percepire la presenza attraverso l’assenza, aperture sull’ignoto. È esattamente la sensazione interiore di trovarsi di fronte a una scelta: il punto in cui nascono le linee di universo.

LA FORMA È VUOTO, IL VUOTO È FORMA, Galerie moderního umění a bývalý augustiniánský klášter, Roudnice nad Labem, 20. 2. 2020 – 23. 8. 2020, Tomáš Polcar
LA FORMA È VUOTO, IL VUOTO È FORMA, Galerie moderního umění a bývalý augustiniánský klášter, Roudnice nad Labem, 20. 2. 2020 – 23. 8. 2020

Oltre questa oscurità assoluta si trova la possibilità di una seconda nascita, di un nuovo livello di coscienza. In Autoritratto con buco nero Lenka Jirková Táborská si è dipinta mentre guarda un buco nero arrivato senza invito alle proprie spalle, un istante prima di attraversare l’Orizzonte degli eventi.

Autoritratto con buco nero, olio su tela, 103 × 69 cm, 2024, Lenka Jirková Táborská
Autoritratto con buco nero, olio su tela, 103 × 69 cm, 2024

In questo momento anche noi ci fermiamo e guardiamo indietro un’ultima volta a ciò che abbiamo chiamato catastrofe e sventura: una raccolta degli scenari peggiori possibili che Zdeněk Daněk ha congelato in un paesaggio boschivo nelle opere In agguato e Ancora sfortuna. Qui ci troviamo di fronte alla perdita totale di controllo; le crisi e l’ignoto non sono il frutto di una scelta, ma la conseguenza del puro caso e del caos incontrollato dell’universo.

In agguato, olio su tavola, 80 × 130 cm, 2001, Zdeněk Daněk
In agguato, olio su tavola, 80 × 130 cm, 2001
Ancora sfortuna, 66,6 × 118 cm, 2020, Zdeněk Daněk
Ancora sfortuna, 66,6 × 118 cm, 2020

Nella sua altra opera, Nell’anno 2000, una tela di grande formato immerge completamente lo spettatore nella posizione reale di quell’istante, come se fossimo noi stessi a guidare il veicolo che proietta la sua luce sulla scena. Nell’opera gemella dallo stesso titolo, Nell’anno 2000, l’artista ruota invece la prospettiva di 180 gradi per mostrare la scena a volo d’uccello. Ne nasce un forte contrasto tra due livelli della realtà: agli occhi dell’osservatore a terra ci sono il dramma, la suspense, lo shock e un evento che si sta svolgendo; per l’occhio del cielo ci sono quiete ed eternità.

Nell'anno 2000, 190 × 280 cm, 2000, Zdeněk Daněk
Nell'anno 2000, 190 × 280 cm, 2000
Nell'anno 2000, 60 × 40 cm, 2000, Zdeněk Daněk
Nell'anno 2000, 60 × 40 cm, 2000

Atto III: Dietro il sipario

Scostiamo il sipario e vediamo il progetto e il motore del sistema, messi a nudo da Jan Svoboda in Deus ex machina. Invece di assistere all’evento in sé, osserviamo il meccanismo nascosto che governa il destino, il caso e lo scioglimento improvviso: il dio che arriva per staccarci da questa linea di universo e portarci in un’altra.

Deus ex machina, acrilico su tela, 70 × 80 cm, 2026, Jan Svoboda
Deus ex machina, acrilico su tela, 70 × 80 cm, 2026

Fiocco di Jan Turner sembra trasportarci allo stesso modo da una striscia, da un nastro, a quello successivo: due strisce di plastica che rappresentano linee di universo, unite da un’unica asta di metallo.

Fiocco, metallo e plastica, 2025, realizzazione temporanea Klatovy, Jan Turner
Fiocco, metallo e plastica, 2025, realizzazione temporanea Klatovy

L’essere umano viene spostato di continuo tra questi nastri. Per dare un’incarnazione visiva a quella forza che nessun occhio comune vede e che tuttavia dà forma al corso delle nostre vite, ci rivolgiamo alle opere di Anna Treterová.

In Campi magnetici linee curve e intrecciate, turchesi e smeraldo, convergono verso un unico centro luminoso. Nel cuore dell’ignoto, nel cuore dei buchi neri, non c’è una fine ma un inizio: In fiore e Nascita di una stella.

Campi magnetici, 2025, Anna Treterová
Campi magnetici, 2025
In fiore, 2025, Anna Treterová
In fiore, 2025
Nascita di una stella, 2025, Anna Treterová
Nascita di una stella, 2025

Conclusione: ricentrare lo sguardo dell’osservatore

Dopo aver attraversato i diversi livelli della mostra ed essere uscito dallo spazio della galleria, lo spettatore non è più un osservatore ignaro e passivo, intrappolato nella propria linea di universo e in balia di incidenti, perdite e catastrofi casuali. All’uscita è diventato un testimone consapevole: qualcuno che è riuscito, per un momento, a prendere le distanze dal dramma lineare della vita e a osservare la struttura nascosta dell’esistenza da un punto di vista che va oltre l’umano.

Con questa intuizione rinnovata, comincia a cercare in ogni sventura la traccia di una benedizione sotto altra forma e una spinta verso una linea di universo più alta. Nei buchi neri più oscuri della vita si trovano il seme della rinascita e una nuova serie di possibilità. Sa vedere i Kheir.

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